Esiste una sorta di sinergia nativa tra pratiche DevOps e Remote Working, che dipende dal ruolo centrale della comunicazione e della collaborazione continua tra i diversi soggetti e i team che prendono parte ai processi di sviluppo e di delivery del software. DevOps, infatti, nasce a seguito dell’affermazione delle logiche di sviluppo Agile e si pone l’obiettivo di accelerare i processi di sviluppo e deployment di nuove applicazioni e funzionalità, nonché di abilitare un utilizzo più rapido, dinamico ed efficiente dell’infrastruttura. Il tutto, ovviamente, per far sì che il business sia sempre più reattivo e allineato alle dinamiche di mercati sfidanti, nei quali l’innovazione rappresenta il vero vantaggio competitivo.

 

DevOps, Remote Working e il ruolo della collaborazione

Le pratiche DevOps, così come tutte le tecniche Agili di sviluppo software, attribuiscono alla collaborazione un ruolo centrale, ma anche prima del 2020 non era sempre possibile accentrare team interi all’interno di ambienti fisici definiti: il concetto di team distribuito, in cui i gruppi lavorano in sedi diverse (alcuni anche presso i clienti) è sempre stato molto forte in quest’ambito, così come l’idea di team disperso, che invece riassume maggiormente la situazione post-covid, in cui ognuno lavora da casa o in un contesto di hybrid work, cioè in alternanza tra casa e sede dell’azienda. Con queste premesse, è più semplice comprendere lo stretto rapporto tra le pratiche DevOps e il Remote Working, ma anche il fatto che le divisioni IT più moderne e agili fossero preparate ad affrontare un Remote Working forzato molto più di tante altre aree aziendali.

Il concetto, che vale per l’IT ma anche per le altre funzioni, è quello dell’abbattimento dei silos, che nella fattispecie si riassume nella sinergia tra i Dev e gli Ops: non è infatti possibile creare un’integrazione tra team tradizionalmente separati senza sviluppare processi collaborativi e, contestualmente, abbattere quelle barriere organizzative e anche culturali che ne hanno sempre limitato la comunicazione. La metodologia DevOps, con i suoi processi e le sue pratiche, fa precisamente questo e quindi trova nel Remote Working un ambiente di lavoro naturale, che non crea limiti e favorisce la produttività. Non solo: in questo momento, cioè in pieno new normal, i leader di moltissime aziende stanno analizzando da vicino la virtual collaboration dei team DevOps e la considerano il modello da estendere a tutta l’organizzazione, sempre al fine di abbattere i silos e massimizzare la produttività. Il passaggio a un digital workplace produttivo presuppone infatti l’adozione di alcuni principi cardine della metodologia DevOps: sicurezza, collaborazione, definizione chiara dei processi, governance, monitoraggio delle performance individuali e di team e molto altro.

Pur partendo avvantaggiato rispetto ad altri ambienti, il Remote Working porta con sé anche sfide importanti per i team IT. Secondo uno studio di McKinsey, la virtual collaboration e la comunicazione face-to-face offrono benefici diversi: la conclusione cui si giunge è che lavorare in modo distribuito accelera i processi e la produttività, ma la vicinanza fisica determina una netta riduzione di bug nei codici e quindi un aumento di qualità. Tutto sta a trovare il giusto bilanciamento, che per le aziende potrebbe proprio essere il modello di lavoro ibrido.

 

DevOps e Remote Working: il ruolo dell’automazione

Le pratiche DevOps sono compatibili, anzi semplificano il Remote Working dei team IT anche perché sono nativamente fondate sui concetti di automazione e orchestrazione. Non bisogna dimenticare, infatti, che DevOps nasce per semplificare tutti i workflow relativi allo sviluppo e al rilascio del software, ma questo può avvenire solo eliminando (ovunque ciò sia possibile) i processi e le attività manuali. Rispondere rapidamente alle esigenze delle aziende e dei clienti dipende infatti in larga parte dalla capacità di eliminare i colli di bottiglia che si annidano negli interventi manuali. Il successo dell’IT automation è determinato da queste esigenze.

In quest’ambito, gli esempi possono essere molti: uno è certamente la creazione di metodi automatici per il provisioning e la configurazione dell’infrastruttura IT, che prende il nome di Infrastructure as-a-code (IaC) ed è una pratica molto diffusa negli ambienti DevOps. Il suo scopo è semplificare la distribuzione delle risorse all’interno di ambienti molto complessi e che, come tali, richiederebbero tempo e interventi di più operatori esperti. Con l’automazione, i team IT possono non solo accelerare i tempi e ridurre i costi, ma anche mettere a disposizione funzionalità self-service con configurazioni già testate e funzionanti. Soprattutto, l’automazione è un fattore abilitante delle pipeline di Continuous Integration & Continuous Delivery (CI/CD) e pervade così tutto il ciclo di vita delle applicazioni, dall’integrazione e test al deployment. Così facendo, l’automazione permette all’azienda di assecondare le esigenze dei mercati in modo efficiente, efficace e, cosa tutt’altro che secondaria, sostenibile. Anche (e soprattutto) in era di remote working.

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