Garantire la sicurezza degli spazi lavorativi non è mai stato opzionale. La pandemia, però, ha chiaramente esteso il concetto ponendo nuove sfide alle organizzazioni. A un discorso di sicurezza fisica, disciplinata in modo puntuale e dettagliato dalla normativa in essere, si è poi aggiunta quella biologica, volta ad evitare che il virus circoli liberamente all’interno degli spazi aziendali. Il tema è di grande attualità: secondo i dati Anitec-Assinform appena diffusi, il 23% delle aziende italiane (e più del 50% di quelle medio – grandi) ha reagito alla pandemia mediante la riorganizzazione dei processi e degli spazi. Da un lato è quindi necessario pensare al presente, al distanziamento fisico, alle sanificazioni e al divieto di assembramento, dall’altro le imprese più lungimiranti stanno già riflettendo sul post-covid e cercano di implementare soluzioni che siano in linea con le nuove regole di oggi ma capaci di favorire produttività e redditività anche domani.

 

Sicurezza degli spazi lavorativi, oggi e domani

Separare le scrivanie all’interno degli open space, inserire divisori e progettare percorsi semi-obbligati per limitare gli assembramenti possono essere un punto di partenza ‘emergenziale’. È indubbio, però, che oggi si possa fare molto di più, miscelando – come detto - le esigenze di oggi con quelle di domani.

Al momento in cui si scrive, si stimano in Italia circa 5 milioni di Remote Worker (circa 570 mila lo scorso anno) ed è pressoché certo che, una volta archiviato il covid, non si tornerà al 2019: le aziende stanno scoprendo i benefici dell’agile working e iniziano ad orientarsi verso un modello diffuso, in cui l’esperienza lavorativa va vissuta nel luogo migliore in funzione dell’attività da svolgere, che può essere una sala riunioni aziendale per il brainstorming, un coworking, una postazione isolata perfetta per la concentrazione, una biblioteca, casa propria e via dicendo. L’ufficio “tradizionale” resisterà di sicuro, resterà un elemento cardine della work experience ma sarà affiancato da altre modalità.

Tutto ciò sta cambiando anche il modo di approcciare il concetto di sicurezza degli spazi lavorativi: da un lato, meno persone sul posto di lavoro significa meno difficoltà nel gestire il distanziamento e il rispetto delle policy, dall’altro le aziende lungimiranti sono quelle che non si limitano a distanziare, a rivedere la posizione delle scrivanie e a sanificarle ciclicamente, ma approfittano della situazione per riprogettare gli spazi secondo un modello di activity based working. Quest’ultimo, oltre a distanziare le persone - banalmente, perché ci sono meno open space - favorisce la produttività, l’engagement e aiuta le aziende a ottimizzare i servizi all’immobile e i relativi costi. Adeguarsi alle esigenze di oggi con una visione futura permette quindi alle imprese di essere a norma nel presente e più produttive in futuro, per quanto la trasformazione vada al di là della già citata separazione delle scrivanie.

 

Sicurezza degli spazi lavorativi: l’approccio data-driven

Pur con una minore presenza di persone in azienda e una riprogettazione degli spazi, oggi la sicurezza biologica si misura nella capacità di garantire distanziamento, sanificazioni puntuali, continuo ricambio d’aria ed eliminazione degli assembramenti. Senza una corretta sinergia tra device, ‘oggetti’ appartenenti al macrocosmo dell’IoT e piattaforme di analisi dei dati, raggiungere il risultato sarebbe tutt’altro che agevole. Fin dall’ingresso in azienda l’employee journey può essere assistito da piattaforme e applicazioni finalizzate alla sua sicurezza e a garantire il rispetto delle policy aziendali: è possibile compilare autocertificazioni in-app e registrarsi prima dell’ingresso ricevendo un QR Code con cui entrare in azienda senza passare in reception, cosa che può valere anche per i collaboratori e altri visitatori. Tutto ciò aiuta ad evitare ‘collisioni’ rischiose e a creare assembramenti pericolosi in periodo di pandemia.

Una corretta abilitazione tecnologica può impedire l’ingresso in aree inadatte a garantire i requisiti minimi di distanziamento o che presentano dei valori della qualità dell’aria differenti da quelli standard. A tal proposito, si pensi alla mensa o a una particolare sala riunioni. Piattaforme dedicate possono segnalare l’esigenza di sanificare certe aree e di garantire un migliore ricambio d’aria in altre interfacciandosi con sensori e device: rilevazioni, notifiche, alert e anche previsioni dipendono quindi da un’analisi in tempo reale di dati relativi all’ambiente e alle persone. Gli stessi sensori, che oggi vengono impiegati per monitorare e garantire il distanziamento, domani diventeranno strumenti per la migliore employee experience, non perdendo il proprio suolo centrale.

Così facendo, cioè sommando la riprogettazione degli ambienti in ottica di ufficio diffuso e rendendo data-driven la gestione della sicurezza ‘biologica’, le aziende possono affrontare a testa alta le sfide di oggi e costruire il loro vantaggio competitivo di domani.

IamOK